Si fa presto a dire "milanese", e che cosa sia questo dialetto credono di saperlo tutti: una cadenza riconoscibile, qualche intercalare da cinepanettone, il gergo aziendale infarcito di anglicismi e le caricature azzeccate del "milanese imbruttito". Eppure, il vero nòcciolo della milanesità DOC è un altro e ha un nome preciso: il meneghino. È questa la lingua autentica, ricca, schietta e gustosa di Carlo Maria Maggi e Carlo Porta, andata pian piano scomparendo tra semplificazioni televisive e imbastardimenti lessicali, mentre la popolazione si andava diversificando sempre più e il tessuto sociale si sfilacciava irreparabilmente. Ma, prima ancora di diventare cabaret, la parlata all'ombra della Madonnina ha sviluppato nei secoli una vera arte dell'invettiva sociale: un codice affilato che stigmatizzava l'incompetenza, la fannullaggine e l'arroganza dei potenti. Il risultato è questo dizionario, ironico ma accurato, per riscoprire il sapore perduto di queste parole piene di storia e l'antica, nobilissima arte del non mandarle a dire. Perché a Milano, prima ancora di fatturare, si sapeva benissimo come dare a ciascuno il suo. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.